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Con il metodo della psicodrammaturgia linguistica verso una pedagogia dell’essere

Con il metodo della psicodrammaturgia linguistica verso una pedagogia dell’essere

Sarà successo anche ad altri insegnanti di lingua di chiedersi, come è capitato a me, perché per chi studia una lingua straniera sia così difficile superare la soglia della comunicazione, iniziare ad usare le strutture grammaticali faticosamente studiate per… parlare! Perché la funzione principale, se non esclusiva, di una lingua è proprio comunicare, esprimersi, entrare in contatto con gli altri. Eppure a volte sembra che gli studenti di una L2 mettano le mani avanti dicendoci, implicitamente o espressamente: “Per carità, non fatemi parlare!”.

Nei miei primi anni di esperienza nell’insegnamento dell’italiano in Germania, questo atteggiamento mi sorprendeva, soprattutto perché insegnavo in gruppi di adulti che, nella maggior parte dei casi, sceglievano liberamente di partecipare ad un corso ed imparavano la lingua per piacere personale e al di fuori di un’istituzione scolastica. Per spiegarmi e spiegare questa contraddizione tra studiare una lingua e non volerla parlare, uso spesso il paragone con la musica: immaginate di voler imparare a suonare il pianoforte senza toccarne i tasti, solo studiando i nomi delle note e leggendo gli spartiti. Posso saper leggere tutte le note della IX sinfonia di Beethoven, ma senza usare uno strumento musicale, non ne scaturirà mai musica. È invece vero il contrario, cioè che pur senza uno spartito e senza saper leggere le note, è possibile, perlomeno per una persona con un certo talento musicale, imparare a suonare il pianoforte. Analogamente, lo studio mnemonico di singoli vocaboli e delle regole grammaticali di una lingua non implica la capacità di comunicare nella lingua stessa, mentre è possibile parlarla fluentemente senza saperne spiegare la grammatica.

Mentre mi ponevo queste domande e continuavo ad insegnare con un metodo e un manuale tradizionali per l’insegnamento dell’italiano L2, circa 10 anni fa scoprii l’esistenza del metodo della PDL (psicodrammaturgia linguistica), ideato da Bernard Dufeu alla fine degli anni ‘70 e da allora costantemente sviluppato ed adeguato a molteplici situazioni di insegnamento. La definizione di Bernard Dufeu del suo metodo come “pedagogia dell’essere”, contrapposto alla tradizionale “pedagogia dell’avere” mi parve cogliere l’essenza del problema che incontravo nell’insegnare la mia lingua madre.

In effetti, le tradizionali lezioni di lingua erano (e nella maggior parte dei contesti, soprattutto scolastici, lo sono tuttora) incentrate sul fornire allo studente di L2 del materiale, sotto forma di vocaboli e regole grammaticali supportate da esempi, da mnemonizzare come in una sorta di banca dati dalla quale attingere al bisogno per esprimersi in una certa situazione comunicativa. Quindi, seguendo questo principio, si impara a parlare di sé, a presentarsi, poi ad ordinare un pasto al ristorante, o a comprare un biglietto del treno alla stazione… Se si ha fortuna, quando ci si trova a dover parlare la lingua straniera si è già affrontata la lezione corrispondente nel libro di testo e si ritrova fra tutti gli esempi di frasi “da laboratorio” quella da adattare alla situazione attuale. Il procedimento ricorda il funzionamento di un algoritmo, congeniale più all’intelligenza artificiale. L’intelligenza naturale però, il nostro cervello, non lavora in questo modo. In più si aggiunge il fattore tempo: mentre mentalmente passiamo in rassegna i vocaboli studiati cercando di mettere insieme una frase, perdiamo il nostro turno allo sportello o il nostro interlocutore se ne è già andato!

La definizione “pedagogia dell’essere” sottolinea come il parlare una lingua straniera coinvolga molto di più che le nostre capacità cognitive e la funzione verbale. La lingua viene vista nella sua intera dimensione comunicativa e comprende dunque, oltre ai vocaboli e le strutture grammaticali, elementi prosodici quali intonazione, ritmo, melodia, ed elementi non verbali come la gestualità e le espressioni del volto. È attraverso questi elementi che passano le emozioni e sono tutti questi segnali che, uniti alla parola, contribuiscono a trasportare un significato ed una connotazione precisa di ciò che esprimiamo. Detto questo non appare più così sorprendente che l’esprimersi in una lingua straniera richieda un passo difficile e fondamentale, che è quello di mettere da parte alcune caratteristiche della nostra persona ed imparare ad assumerne altre che sono in sintonia con la L2. Parlando un’altra lingua siamo, in un certo senso, un’altra persona. Credo che chiunque sia bilingue o conosca da vicino persone bilingui possa confermare questa affermazione.

Ma come si realizza, in un contesto didattico, questa “pedagogia dell’essere?”

Per dare una risposta a questa domanda devo fare un passo indietro nella storia del metodo della PDL per poi illustrarne alcuni principi fondamentali. La psicodrammaturgia linguistica affonda le sue radici nello psicodramma di J.L. Moreno, di cui ha ripreso la filosofia, la struttura delle attività, nonché alcune tecniche e settings, che sono stati adattati alla finalità pedagogica e quindi epurati degli elementi terapeutici presenti nello psicodramma. I principi su cui si fonda la PDL possono sostanzialmente essere riassunti come segue:

La PDL è orientata all’individuo e al gruppo. Ne consegue che nel suo insegnamento non ci sono contenuti specifici predefiniti, ma attività “cornice” all’interno delle quali i partecipanti, accompagnati dall’insegnante, sviluppano situazioni comunicative. A dare l’impulso possono essere, a seconda dell’attività, immagini, poesie, suoni, testi, movimenti. All’interno di questa cornice si sviluppa un’autentica interazione, dove la L2 non è oggetto di studio ma mezzo di comunicazione, già a partire da un livello di partenza di conoscenza della lingua. Dufeu riassume questo principio nell’affermazione: Wenn es deine Worte sind, dann kann es deine Sprache werden (“se sono le tue parole, allora può diventare la tua lingua”).
Fondamentale per l’insegnante diventa in questo contesto l’attenzione ai bisogni e ai desideri comunicativi dei partecipanti e la sua sensibilità nei confronti di quanto essi siano pronti ad assimilare e rielaborare. Fondamentale è anche l’attenzione costante per le dinamiche di gruppo, che nell’interazione autentica si creano e vanno ad integrare il processo di apprendimento, favorendolo od ostacolandolo.

La progressione relazionale sostituisce la progressione grammaticale: A stabilire la struttura di una lezione (o di un intero corso) con la PDL non è un ordine nel quale vengono trattate strutture linguistiche e grammaticali, partendo da quelle che si suppongono più semplici ed arrivando via via a quelle più complesse. Le tecniche e attività seguono invece una progressione che va dalla sperimentazione della lingua straniera da parte del singolo supportato dall’insegnante, all’incontro nel dialogo con un’altra persona, all’interagire in una drammaturgia di gruppo. Fondamentale diventa qui il concetto di “incontro” (Begegnung).

La spiegazione o dimostrazione di regole grammaticali non viene fatta a priori ma viene posticipata alla fase di riflessione che segue l’attività e viene data solo nel momento in cui sorge la domanda da parte di uno o più partecipanti, secondo il principio: “seguire invece di anticipare”.

Sviluppo delle capacità comunicative che stanno alla base dell’apprendimento di una lingua: la visione della lingua in tutti i suoi aspetti include il lato emozionale e non verbale. Le tecniche della PDL sono dunque volte a sviluppare competenze quali ad esempio l’ascolto attivo, l’empatia, la spontaneità, che aiutano lo studente a creare una situazione comunicativa in cui scaturisce un desiderio di esprimersi. A questo punto interviene, nelle fasi iniziali, l’insegnante a fornire gli elementi linguistici che si possono adattare alla situazione. Questo sempre come offerta, proposta che lo studente è libero di riprendere, modificare oppure rifiutare, nel caso non corrisponda intuitivamente al suo desiderio comunicativo.

Rapporto positivo con la L2: lo studente viene da subito in contatto con la lingua (dapprima parlata), ascoltandone ritmo, intonazione e melodia. In questa fase la dimensione sensoriale ed emozionale sono in primo piano, la comprensione non è essenziale o comunque non è l’elemento su cui si concentra l’apprendimento. Ciò contribuisce a rendere la lingua un po’ meno “straniera”, quando la sua melodia, il ritmo ed alcuni suoni divengono a poco a poco familiari, e dove il loro apprendimento passa attraverso la sperimentazione, la riproduzione il più fedele possibile delle parole e dei suoni. L’uso didattico della poesia gioca un ruolo importante nel creare un legame emozionale positivo con la L2, allo stesso tempo esercitando a seconda del testo scelto la corretta pronuncia, una struttura linguistica o un lessico specifico.

La realizzazione dei principi sopra illustrati si inserisce in una struttura ben precisa delle attività proposte, che la PDL prende a prestito dallo psicodramma e che comprende le seguenti fasi:

- Warming-up: un esercizio di gruppo introduce ogni fase della lezione e precede ogni attività. Il tipo di esercizio è scelto in base all’attitudine e le competenze richieste dall’attività principale.

- Attività principale: nelle prime fasi di un corso di PDL si tratterà di attività del singolo partecipante accompagnato dall’insegnante e supportato dal gruppo, come ad esempio nella tecnica del “doppio”, anch’essa ripresa dallo psicodramma. In fasi più avanzate si passerà ad attività di dialogo fra due “protagonisti”, in seguito il metodo offre innumerevoli possibilità per attività drammaturgiche in gruppo o in piccoli gruppi.

- Fase di integrazione: all’attività principale segue una fase di riflessione, nella quale i partecipanti condividono con il gruppo ciò che ancora “risuona” nelle loro orecchie delle fasi precedenti. È a questo punto che vengono fornite, al bisogno, spiegazioni grammaticali, nel momento in cui sorgono le domande da parte degli studenti. Spesso in questa fase viene usata la scrittura per rendere visibili e memorizzabili parole e frasi. Alla fine di una lezione, o di una giornata nel caso di corsi intensivi (nei quali la PDL può essere utilizzata nella sua forma “pura”), la fase di integrazione consiste in una sorta di feedback e di facit linguistico, nel quale ad esempio si chiede ai partecipanti di scegliere la parola o frase “del giorno”, che desiderano fare propria.

All’interno di questa struttura, la psicodrammaturgia offre svariate tecniche ed esercizi che, mentre  per i gruppi di principianti sono tecniche e svolgimenti ben precisi, con l’ampliarsi delle possibilità espressive dei partecipanti diventano sempre più libere, permettendo all’insegnante di sperimentare sempre nuove attività adattandole al gruppo, alla situazione e alle necessità didattiche, mantenendo la successione delle tre fasi descritte e facendo riferimento alle tecniche base del metodo. La PDL infatti non è una raccolta di “ricette” per preparare una lezione, quanto piuttosto un canovaccio sulla base del quale l’insegnante può muoversi liberamente e trovare di volta in volta l’attività adatta, sempre considerando le dinamiche di gruppo e la situazione. Le risorse di un gruppo che lavora in un clima di collaborazione e che favorisce la creatività sono molteplici e preziose, e saranno i partecipanti stessi nella loro interazione a fornire sempre nuovi spunti ed idee all’insegnante per lezioni efficaci e divertenti. Perché, come diceva Umberto Eco, “per raccontare bisogna anzitutto crearsi un mondo. Le parole, poi, vengono quasi da sé”.

Inutile dire, dopo questa lunga disquisizione sul metodo, che da quando ho conosciuto la PDL e frequentato la formazione per insegnanti e la “TTT” (“Train the Trainer”), i suoi principi sono diventati per me un’attitudine nelle mie lezioni di italiano (e di tedesco) L2. In diversi contesti e settings adatto le tecniche ed attività e le integro con elementi presi da altri metodi e discipline, come lo psicodramma, la drammaturgia o il teatro dell’improvvisazione, arricchendo sempre di più il repertorio al quale attingere.

La PDL, nata come metodo per l’insegnamento in corsi intensivi, è oggi utilizzata anche in corsi estensivi, lezioni individuali, e nel contesto universitario e scolastico, dove vengono ripresi ed adattati elementi del metodo originario. Informazioni dettagliate sul metodo e la sua filosofia sono disponibili, anche in italiano, sul sito www.psychodramaturgie.de.

Mi piacerebbe ricevere i vostri commenti e riscontri, e discutere delle vostre esperienze con metodi alternativi per l’insegnamento delle lingue

Monica Baudracco-Kastner

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I vostri commenti

  • Natalia Rodik 14/10/2019, 15:10 Rispondi
    Grazie per la Sua preziosa informazione e l'esperienza personale! Si potrebbe attribuire la tecnica di storytelling a questo metodo di psicodrammaturgia secondo Lei?
  • Monica Baudracco-Kastner 18/10/2019, 09:10
    Grazie per il riscontro Natalia, sono felice che l’articolo sulla PDL sia d’interesse. Premesso che conosco la tecnica dì storytelling solo nella teoria e non in modo approfondito, direi che pur non potendo essere attribuita al metodo della psicodrammaturgia ci sono senz’altro principi in comune. Come nello storytelling si trasportano tramite la narrazione e i simboli significati diversi e profondi, si può dire che anche la PDL usa il veicolo dell’immaginario, della drammatizzazione di temi del gruppo, del sapere collettivo per sviluppare quelle capacità personali e sociali (quali ad esempio empatia, ascolto attivo) che favoriscono l’apprendimento della lingua straniera e permettono di farla propria. L’attività quadro, i riferimenti all’immaginario collettivo, le situazioni create nelle attività fanno vivere la lingua, che così viene appresa senza essere l’oggetto di studio ma piuttosto il mezzo comunicativo nell’attività. Come scrisse Umberto Eco:“per raccontare occorre creare un mondo. Le parole, poi, vengono quasi da se“. Cordiali saluti, Monica
  • Natalia 18/10/2019, 10:10
    Gentile Monica, grazie per questi chiarimenti!li tengo in considerazione per la mia ricerca, Cordiali saluti, Natalia

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