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La simulazione globale nei corsi aziendali. Un percorso

La simulazione globale nei corsi aziendali. Un percorso

Tra i metodi che più mi hanno colpita in questi anni, oggi racconto quello della simulazione globale (Simulation Globale in francese, dalla cui tradizione didattica nasce), metodo descritto in modo approfondito da Sandra Montali.[1]

Può darsi, anzi ci sono ottime probabilità, che ne abbiate sentito già parlare, oppure che l’abbiate già scelto nelle vostre aule. Io l’ho conosciuta da una collega straordinariamente creativa con cui ho avuto il piacere di collaborare per qualche anno nell’ambito del lavoro in università.

La SG si caratterizza per questo: “Mentre nei giochi di ruolo e di simulazione si cerca di riprodurre un pezzo di realtà (o di utopia) in tempi piuttosto limitati ed in situazioni precisamente definite, la simulazione globale è un progetto di respiro più ampio, un lavoro di una certa durata per immaginare o (ri)-costruire una porzione di mondo in sé completa e coerente”.[2]

E quindi, come conseguenza, “sono i partecipanti del gruppo a decidere man mano come strutturare questo spazio-cornice, di quali personaggi popolarlo, che tipo di storie ambientarvi. E la realtà che vanno a progettare e creare, a sua volta, può contenere qualcosa di ognuno, ospitandone sogni, desideri o timori espressi attraverso diverse forme testuali e culturali. I primi passi di una S.G. sono definiti molto precisamente, ma una volta messo in moto il meccanismo creativo nessuno sa veramente cosa potrebbe venir fuori. La pianificazione si limita a provvedere ai materiali e agli spunti per il lavoro, tutto il resto è un viaggio nell’ignoto per tutti i partecipanti, e anche per gli insegnanti, che a loro volta sono coinvolti in prima persona nel processo”.[3]

È un metodo che ha molti vantaggi: da un lato permette di lavorare su tutte le macro-abilità grazie alle varie attività che vengono proposte all’interno della situazione-cornice, mentre viene favorito il confronto interculturale. Inoltre, nello svolgimento della simulazione globale la cooperazione tra studenti diventa la regola, senza non si procede. Infine, è un metodo dove l’insegnante diventa davvero regista, non più conoscitore onnisciente che sta in cattedra a raccontare, e viene attivamente coinvolto nel processo mentre gli studenti sono liberi di scegliere, creare, costruire.

C’è un altro aspetto che mi preme sottolineare, che a volte viene percepito come svantaggio (ma in realtà secondo me non lo è): richiede un grande lavoro di preparazione e “assemblaggio” di quanto prodotto ad ogni incontro, che concorre a formare il prodotto finale contenente tutte le produzioni realizzate durante il percorso. Se infatti, come è ovvio, da un lato questo richiede un grande investimento di tempo, dall’altro permette all’insegnante di realizzare appieno quanto scritto sopra, quell’essere attivamente coinvolto che è insieme conseguenza e premessa indispensabile per il successo di ogni simulazione globale.

A proposito del lavoro di preparazione, va sottolineato come sia importante dedicare spazio e la giusta attenzione a questa fase. Poiché nella SG ciò che accadrà è sconosciuto a tutti, anche all’insegnante, perché gli sviluppi sono imprevedibili e accolgono le suggestioni dell’aula, e se è vero che “chi ben comincia è a metà dell’opera”, è nella ricchezza e varietà di testi, immagini e suggestioni proposti nella fase dei preparativi che si creano i presupposti per un coinvolgimento attivo e felice degli studenti.

Gli scenari “classici” per la simulazione globale sono l’hotel, il palazzo e l’isola: la simulazione, che occupa un lungo periodo di tempo (dalle 20 ore minime alle 40 o 60), si realizza in scenari con confini chiaramente delineati. Bambini, ragazzi e giovani adulti generalmente accolgono con molto favore la scelta di questo metodo.

Quando ho pensato di proporre un percorso basato su questo metodo in corsi per adulti in ambito aziendale, ho però adottato alcuni accorgimenti extra prima di dare il via ai lavori. Anzitutto, ho spiegato chiaramente cosa avremmo fatto e ho dettagliato come l’avremmo fatto. È importante infatti ricordare che «l’ispirazione di partenza delle S.G. è di natura letteraria e per fare un lavoro di questo genere occorre ottenere una sorta di “complicità letteraria” da parte dei partecipanti. Dunque non va proposto questo gioco a gruppi che intendono la lingua unicamente come strumentale e prediligono attività analitiche e grammaticali».[4] Non è difficile immaginare come questo caso si dia più frequentemente (pur, certo, non esclusivamente, e pur non essendo sempre e necessariamente così) tra apprendenti adulti. Infatti, aggiungo, ho proposto la simulazione globale in gruppi con cui già lavoravo da tempo, dove ormai la scelta di non vivere la lingua in ottica esclusivamente strumentale era non solo chiara, ma anche condivisa.

Dopo aver spiegato, all’inizio di un incontro, cosa avremmo fatto durante il percorso di SG, ho chiesto loro di pensarci fino a fine lezione, e poi di dirmi se fossero d’accordo sullo sperimentare questo metodo per loro completamente nuovo. Solo una volta avuto la loro meditata abbiamo ufficialmente avviato la sperimentazione.

Il percorso che racconto ora è stato proposto a un gruppo di livello A2 ed è durato 20 ore.

Date le necessità dei corsisti, cioè migliorare la propria comunicazione in ambito aziendale, abbiamo scelto lo scenario Azienda, avendo però cura di scegliere un’azienda di un settore completamente diverso dal loro.

La SG si è sviluppata come segue.

Primo incontro: l’azienda. Che tipo di azienda è? Di cosa si occupa? Quanto è grande? Dove si trova? Quando e da chi è stata fondata?

Secondo incontro: i luoghi. Quali sono le caratteristiche fisiche, climatiche e culturali del luogo dove si trova l’azienda?

Terzo incontro: i dipendenti. Ciascuno studente definisce la propria identità nell’azienda. Abbiamo realizzato una carta d’identità, che riportava i seguenti dati: nome, cognome, nazionalità, ruolo in azienda, personalità, segni particolari (fisici o caratteriali), oggetto che lo caratterizza

Quarto incontro: un ricordo del periodo trascorso in azienda (narrazione al passato, in forma scritta e a coppie, di un episodio particolare, che coinvolga due studenti insieme).

Quinto incontro: racconto in coppia (dialogato e teatrale) dell’episodio narrato durante l’incontro precedente

Sesto incontro: il quartier generale. Descrizione, disegno delle planimetrie, vantaggi e svantaggi del luogo.

Settimo incontro: regole, divieti e possibilità. Stesura del regolamento aziendale e di ciò che è permesso e non permesso fare (uso dei modali e dell’impersonale). Disegno di cartelli presenti in azienda e scrittura di breve didascalia esplicativa per ciascuno.

Ottavo incontro: l’evento improvviso. La visita di un importante cliente. Chi è il cliente, perché visiterà l’azienda, quanto durerà la sua visita.

Nono incontro: organizzare la visita. Dal biglietto aereo all’alloggio, senza dimenticare una pianificazione delle giornate di visita ed eventuali pranzi/cene, il personale si riunisce per discutere quali passi è necessario fare

Decimo incontro: la preparazione. Ciascuno svolge il compito che gli è stato assegnato durante la riunione della lezione precedente. Poi ci si confronta e si verifica che tutto sia pronto per accogliere il cliente.

Al termine del percorso ho assemblato un libro che raccoglieva tutte le produzioni scritte realizzate, curate anche nell’estetica come è la stessa Sandra Montali a suggerire, e che è rimasto agli studenti come segno tangibile e ricordo del percorso fatto insieme.

Voi avete sperimentato la simulazione globale? In che contesti? Come è andata? Quali punti forti e quali eventuali criticità riscontrate?

Nadia Fiamenghi

 

Vuoi raccontarci la tua esperienza in aula, arricchire queste considerazioni con le tue, oppure offrire nuovi spunti per la discussione? Scrivici a questo indirizzo vitadaula@loescher.it



[1] S. Montali, Italiano con l’immaginario, Bolzano:Bu Press, 2016

[2] https://www.itals.it/simulazione-globale-testi-lingua-sognando-insieme-i

[3] Idem

[4] Idem

File da scaricare

I vostri commenti

  • Marco Porta 30/01/2019, 16:01 Rispondi
    Grazie per aver condiviso questa attività. Non ho sperimentato attività analoghe nei miei corsi, ma trovo interessantissima la SG. Sto lavorando a un progetto per l'approfondimento di un lessico specifico (italiano L2) in contesti definiti, rivolto a viaggiatori e residenti stranieri. I contesti sono quelli delle produzioni agroalimentari locali (es.: l'olio, quindi raccolta frutti, frantoio, imbottigliamento ecc.) Ti chiedo: Perché hai scelto di ambientare la SG in una azienda di un altro settore e non nello stesso dei partecipanti? I partecipanti hanno lavorato prevalentemente in coppia o tutti insieme? Quanti erano? Trattandosi di un liv.A2, si sono presentate difficoltà di interazione, momenti di vuoto, auto isolamento di alcuni partecipanti? come li hai risolti? Hai avvertito, in alcuni momenti, una certa preponderanza dei tuoi interventi di stimolo e di riempimento delle lacune e conseguente passività dei partecipanti? In quali parti la "sceneggiatura" ha mostrato insufficienze? dove andrebbe rafforzata? In generale quali parti dell'attività modificheresti? Vedo che ogni incontro é costituito da una serie di attività preparatorie. Come hai valutato alla fine se il lessico e le funzioni comunicative che si desiderava acquisire lo siano stati effettivamente? Vi é stato un incontro finale con una "messa in scena" generale? Che accoglienza ha avuto il progetto tra i partecipanti? l'esito é stato positivo e gli obiettivi sono stati raggiunti? Forse troppe domande, ma complimenti per il tuo lavoro che cosí generosamente condividi.
  • Nadia Fiamenghi 30/01/2019, 17:01
    Ciao Marco, grazie a te per gli ulteriori spunti di riflessione che offri con il tuo ricco commento. Rispondo alle tue domande una per una. Ho scelto, insieme ai miei studenti, un settore diverso dal loro per due ragioni. Da una parte come invito a "mettersi nei panni di", a sperimentarsi in situazioni simili alla loro ma con delle differenze, per verificare la trasferibilità di alcune strutture proprie della comunicazione aziendale da un contesto all'altro. Dall'altro perché le descrizioni dei loro luoghi di lavoro, la lettura e stesura di email e altre attività erano già state svolte relativamente al contesto reale, cioè il loro, e riproporlo nella SG avrebbe significato, di fatto, riprodurre quanto già fatto. Tieni infatti conto che venivo già da un percorso svolto in precedenza con quelle persone. Personalmente, ma qui dipende da cosa sta accadendo durante la SG, in generale inizio e concludo l'incontro con un momento collettivo, proponendo poi attività in piccoli gruppi, in coppia o talvolta individuali al suo interno, in base a come si sviluppano gli eventi. E' sempre tutto molto in divenire, e lo stesso contesto di SG può svilupparsi in modi anche molto diversi cambiando il gruppo. Stiamo parlando di gruppi di 8-10 persone. Oltre, trovo consigliabile quanto suggerito anche da Sandra Montali, ovvero essere in due insegnanti. Sempre nella logica del percorso precedente già svolto, considera che io non uso mai la lingua veicolare in classe (neanche con i principianti assoluti), e quindi venivano già da un'abitudine all'interazione in L2 che sicuramente l'ha facilitata durante la SG. Con un gruppo nuovo, appena conosciuto, penso all'esperienza di SG in università, credo sia utile pensare a imprevisti che permettano di cambiare spesso le coppie, essere pronti con un piano B se l'attività proposta dovesse per qualche ragione risultare poco motivante (senza interromperla e cambiarla, ma piuttosto inserendo un imprevisto), introdurre tanti stimoli differenti per coinvolgere tutti (testi scritti, fotografie, vignette, cartelloni, registrazioni audio, video, realia, articoli di giornali e riviste, pagine web e chi più ne ha più ne metta). I miei interventi di stimolo sono, in generale, limitati al minimo necessario. Ovvero, in aula parlo quando proprio devo: mi piace che siano gli studenti a raccontare, sotto varie forme, a sperimentare, a dialogare. Certo, l'occhio è sempre vigile e l'orecchio teso, e le cose che richiedono tempo per una spiegazione lo prendono tutto, ma quando mi capita di parlare troppo esco dall'aula con un senso di insoddisfazione dato dalla sensazione di aver prevaricato. Nella SG, in particolare, nelle fasi iniziali gli stimoli saranno quantitativamente maggiori, perché la storia va avviata e gli studenti di fatto non hanno idea di cosa si troveranno a fare. Man mano si procede, se tutto funziona a dovere, si potrà diminuire la quantità di stimoli avendo sempre cura che siano altissimi nella qualità, perché sarà il gruppo stesso a costruirne altri in base agli sviluppi della SG. ll maggior limite della sceneggiatura che ho raccontato, a mio avviso, è stato il tempo. Anche Sandra Montali afferma che 20 ore è proprio il "minimo sindacale", ed è vero. Tutta la parte dell'organizzazione della visita del cliente potrebbe essere molto più sviluppata, avendo a disposizione più incontri. Resta comunque vero che anche così è un inizio, e sarebbe stato un peccato perdere l'occasione di proporre un lavoro tanto bello. Non so se modificherei delle attività. Forse, piuttosto, ne modificherei la modalità di proposta. La carta d'identità in fase di definizione dei personaggi, ad esempio, ha un sapore un po' old-fashioned. Sarebbe fantastico per esempio sostituirla con dei mini videoclip in cui ciascuno si presenta, dando una voce, dei movimenti e delle caratteristiche fisiche a ciascun personaggio (con inserimento anche di trucco, parrucche e costumi, perché un uomo giovane può impersonare una donna, un bambino o un anziano) ma questo pone tutta una serie di problematiche a livello di privacy che sicuramente conosci e che vanno valutate bene prima ancora di iniziare il corso. La valutazione, a livello formale, nella SG non l'ho mai fatta. Quello che resta è il libro, o l'insieme dei cartelloni, cioè l'oggetto fisico che raccoglie tutte le produzioni. Quello che si può fare è un'osservazione dell'uso delle strutture e del lessico da parte degli studenti, e conseguente valutazione di inserimento di proposte di sviluppo che vadano a rinforzare gli aspetti che risultano più critici. L'accoglienza è stata buona, ma ripeto, con gli adulti riservo questa proposta ai gruppi che mi conoscono già bene e che sanno che le mie lezioni sono piuttosto lontane (pur di quando in quando riprendendone alcuni aspetti) dalla didattica tradizionale. Spero di aver risposto, e in ogni caso sono disponibile per ulteriori approfondimenti se avrai altre domande. Ora chiedo io a te: i viaggiatori e i residenti che menzioni lavoreranno insieme? Quanto dura il progetto? Hai già un'idea di massima del loro livello di italiano L2? Sono persone che lavorano già nel settore agroalimentare o vi si avvicinano per la prima volta? Trovo lo scenario "azienda agroalimentare" affascinante, e quindi mi piacerebbe continuare, se ti va, il confronto con te sugli sviluppi dell'iniziativa. Grazie ancora, a presto! Nadia
  • Marco Porta 01/02/2019, 18:02
    Grazie delle risposte, utilissime Nadia, e della tempestività. Il mio non é ancora un progetto articolato, ci sto lavorando, mi pare complicato, ma é un’idea che nasce dall’individuazione di destinatari potenziali, da necessità specifiche (mie e dei destinatari), dalle caratteristiche del posto dove vivo. Vedrai da te che la SG non si adatta a questa idea, ma mi interessava per certi singoli aspetti. Inoltre il contesto é reale, non simulato, ma questo non mi sembra essenziale. Ti confesso che sto approfittando di questo scambio per capire io stesso come passare dall’idea al progetto e quali attività proporre. Perciò sarà benvenuto ogni tuo commento e suggerimento. Eccoti una scheda: Destinatari: viaggiatori stranieri, di diverse nazionalità, prevalentemente nord europee, ospiti presso le strutture di accoglienza turistica diffusa della zona della Vallesina, nelle Marche (B&B, agriturismi, case vacanza). Residenti stranieri, stesse nazionalità, integrati o in fase di integrazione. Caratteristiche della zona/ contesto: collinare, centro agricolo e agroindustriale; produzioni biologiche e tradizionali in aziende di piccole e medie dimensioni; coltivazioni diffuse della vite (Verdicchio) e dell’olivo (olio extra vergine) Numero dei partecipanti: 6-8 Profilo: adulti Livello linguistico: A2 Ore disponibili: 6-8 (un fine settimana) Finalitá generale: acquisizione e pratica del lessico; Obiettivi specifici: arricchire e consolidare il lessico e le funzioni linguistiche principali legate alle attività di coltura dell’olivo, raccolta dei frutti, tecniche, lavori, strumenti, varietà, produzione, degustazione e consumo dell’olio d’oliva. Caratteristiche dell’attività: dovrà svolgersi nel contesto reale delle colture e dei luoghi di produzione e degustazione (frantoio, cantina), nell’ambito di un tour conoscitivo che parte dal campo, continua dove nasce il prodotto, finisce a tavola. Il lessico e le funzioni dovranno essere comunicati, usati, praticati mentre si realizzano le attività corrispondenti. Non sarà una esposizione del tutor, ma dovrà essere una pratica del gruppo. Il gruppo sotto la guida del tutor e dell’esperto, dovrà fare e descrivere facendo, fare domande, fare ipotesi, confrontarsi con l’esperto. Non mi é chiaro ancora come puó instaurarsi lo scambio all’interno del gruppo, tra i partecipanti. Campo del lessico e delle funzioni: l’oliveto: gli olivi, le specie, i problemi delle colture, i trattamenti, la raccolta, gli strumenti, le reti, le scale, i rastrelli (manuali ed elettrici), la potatura; come si lavora sull’albero, la conversazione, il bere e il mangiare nella giornata di lavoro, le olive nelle scarpe, portare le olive in cantina, l’immagazzinaggio, il peso, il trasporto; il frantoio (con l’appuntamento) e la produzione: l’attesa, la conversazione nell'attesa, lo scarico delle olive, la pesa (ufficiale), la defogliazione, il lavaggio, la centrifuga, la macina, la pressa, la frantoiata, la resa, le rivalità, l’assaggio; la degustazione: le varietà, gli usi, il consumo, le preparazioni, la conservazione; olio extra vergine e no… problemi della produzione e dell’offerta di oli sul mercato, i prezzi. Valutazione, sintesi, feedback: documentazione audio, video, fotografica. Programma di incontri online. Premesse del progetto e considerazioni sparse: Siamo nelle Marche, comprensorio della Vallesina, colline del Verdicchio. L’area é meta, sempre più richiesta, di viaggiatori stranieri dal Nord Europa (Germania, Olanda, Belgio, Svizzera, Inghilterra in ordine di presenze). Scusa il vezzo di parlare di “viaggiatori” e non di “turisti”, ma il termine indica un profilo. Una parte di loro nel corso degli anni si é stabilita nelle Marche ed ha iniziato attività economiche spesso collegate al turismo, in particolare nel settore dell’accoglienza, quindi B&B, agriturismi, case vacanza, ecc. Vi sono molti operatori italiani, naturalmente, il settore é ampio e in espansione, sempre con queste caratteristiche di piccolo cabotaggio e di stretto collegamento con la realtà del territorio. Nel promuovere le mie - autonome - iniziative linguistiche, si é posta subito la questione dei destinatari: gli ospiti stranieri da un lato e le strutture di accoglienza turistica dall’altro. La questione era ed é: come collegare l’approfondimento e la pratica della lingua italiana al soggiorno breve legato alla vacanza (non direttamente allo studio della lingua quindi, non siamo cioè nel quadro della vacanza studio e dell’attività nota delle scuole di lingua diffuse nel territorio italiano). Vi era e continua ad esservi scetticismo tra gli operatori sulla possibilità di dar vita a questa combinazione: "chi viene in vacanza non vuole mettersi a studiare" dicono, non senza ragione, ma riconoscono come vi sia curiosità per la lingua italiana, soprattutto legata alle attività per le quali il territorio si presta, spesso offerte dagli stessi operatori perlopiù in inglese o tedesco. Chi viene dal nord per esempio si sorprende ed é regolarmente attratto dalla nostra capacità di diffonderci sul mangiare, sul bere, sui prodotti locali, fin nei dettagli della loro elaborazione, preparazione, consumo, ecc. e vorrebbe saperlo fare, poterlo riproporre non solo come cartolina del suo soggiorno in Italia, ma come vera e propria esperienza, insieme a mille altre nostre idiosincrasie. Farlo significa passare per l’apprendistato del lessico, per la prassi delle funzioni linguistiche connesse alle attività. Si tratta quindi di spiegare bene cosa si vuole fare e poi fare dell’italiano risorsa/sostanza dell’esperienza. Il tempo a disposizione sarà in generale breve (un fine settimana, in tutto 6 - 8 ore) il che si scontra con i tempi della SG, che però mi interessava per certi singoli aspetti: il concentrarsi sull’acquisizione di un lessico circoscritto e di certe funzioni, le modalità del “fare con” il nuovo lessico, alcune fasi preparatorie e la natura immersiva dell’attività. Nel mio caso invece la situazione é in contesto reale, non simulato: il campo, l’oliveto, il frantoio, la cantina, il laboratorio, il convivio, la degustazione. Gli utenti sono di nazionalità diverse - quelle che ho indicato sopra - e dovranno avere una cognizione di base della lingua (mi pare necessario un A2). Quanto a questo, confido nel fatto che la lingua italiana continui ad avere all’estero un certo appeal e sia studiata da molti nei corsi LS diffusi in Europa, come dicono le statistiche e a me consta. Poi ci sono gli stranieri residenti. I viaggiatori potranno lavorare con questi, lo troverei anzi utile. Ora é chiaro come non sia necessario che i partecipanti lavorino o abbiano lavorato nell’agroalimentare (i destinatari hanno obiettivi diversi da quelli dell’azienda descritta nel tuo paper) ma é probabile che vi abbiano avuto contatti da fruitori/ consumatori / utenti in precedenti soggiorni o nei corsi seguiti all’estero o perché residenti. Avendo a disposizione poche ore, vorrei fare una attività immersiva, tutta basata sul fare e documentata con audio e video che faranno parte del materiale di feedback finale. Il materiale audio e video servirà a consolidare il lessico e le funzioni acquisite. Il feedback potrà continuare dopo l’esperienza in Italia, con alcuni incontri online per chiarimenti su punti non del tutto assimilati, ma anche per continuare a collaborare nel gruppo (uso la piattaforma Zoom). Mi interessa infatti costruire attività simili, realizzabili in modalità remota. Devo prevedere esclusivamente il contesto reale perché ho poco tempo, non c’é aula, non c’é preparazione previa: le cose, le azioni e le parole che le designano vengono insieme, il materiale audio e video prodotto é il serbatoio di memoria che serve per rivedere e risentire, dopo. Intendo la perplessità sull’uso di video e audio. L’alternativa é la produzione finale orale (come nel caso di una delle tue fasi) e la trascrizione del materiale prodotto oralmente. Il lavoro é meno lungo del previsto se impiego il riconoscimento vocale, la dettatura degli appunti (google capta l’audio riprodotto dal computer e lo trascrive automaticamente). E per ora é tutto. A presto. Marco
  • Nadia Fiamenghi 04/02/2019, 09:02
    Ciao Marco, ho riletto attentamente le caratteristiche del tuo progetto durante il fine settimana, grazie per averlo condiviso e per questo scambio, per me arricchente. Ciò che scrivi è molto interessante, e si colloca a pieno titolo in tutte quelle attività che rientrano nel campo dell'imparare facendo, pur esulando da tutto ciò che è simulazione, proprio per la natura della proposta. Leggo che prevedi scambi col tutor (sarai tu o un'altra persona?), attività e laboratori, e questo significa proprio che mentre praticheranno la lingua i viaggiatori (termine che, a mio avviso, più che un vezzo rappresenta uno stile, quindi siamo d'accordo sul fatto che sia giusto utilizzarlo qui) che parteciperanno al percorso vivranno la lingua stessa. Porto avanti anche io questo tipo di progetti con gli adulti, perché sono un modo straordinario di vivere la lingua, la cultura e il territorio. Ti chiedo subito una cosa: come lo proponi? Cioè, concretamente, che prodotto offri? Un corso di italiano tra gli olivi o un tour alla scoperta del vostro lavoro? Riformulo per essere più chiara: proponi un prodotto di stampo linguistico o turistico? Questo fa un po' di differenza anche nelle scelte successive, a mio avviso. Ciò detto, mi pare che il grosso "limite" qui sia il monte ore a disposizione, elemento che tu stesso sottolinei. Al di là del fatto che, come giustamente evidenzi anche tu, in 6-8 ore progettare una SG è escluso, ho pensato molto a cosa si può fare, concretamente, in 6-8 ore per dare un contributo di arricchimento del lessico e delle strutture significativo. Dici che non vuoi dare alla tua iniziativa il quadro di "vacanza studio", per evitare l'impostazione scolastica. Condivido anche questo, e quindi provo a ragionare sull'ipotesi "due pomeriggi da quattro ore", e ti chiedo: avendo cura di creare attività coinvolgenti e comunicative, come ad esempio piccole simulazioni appunto, perché non pensare a un momento introduttivo (un'ora in tutto?) da svolgere in una situazione che simuli l'aula, che però potrebbe essere anche un prato all'aperto se il clima ve lo permette, in cui introdurre gli elementi linguistici che poi, nelle restanti tre ore, utilizzerete? Ho appena concluso un percorso di lingua e cultura italiana in cucina che ho strutturato esattamente così: proponevo un'introduzione rapida, sia lessicale che storica, di quello che si sarebbe fatto durante la lezione, e poi subito via, con le mani in pasta, a mettere in pratica il tutto. A quel punto l'interazione diventa spontanea, perché le domande nascono mentre si fa ("perché metti il sale alla fine?", per fare un esempio semplice). Credo moltissimo in quello che fai perché lo faccio anche io, e lo scetticismo di cui parli è più a livello dei nostri connazionali, secondo me, ancora molto legati a una didattica più tradizionale. Peraltro, tu proponi la possibilità di proseguire il confronto online, e questo è bellissimo perché dà proprio l'idea di un percorso e non di qualcosa che iniziando e finendo nell'arco di un fine settimana resta sospeso. Un'altra cosa che farei è una bella selezione di cosa fare. Il programma che hai descritto è ricchissimo, io in realtà non conosco il tema olivi, quindi prendi la mia domanda come osservazione da insegnante: pensi che si riesca, ragionevolmente, a dedicare a ciascuno dei temi che hai elencato un tempo congruo? Tra l'altro, quel "le olive nelle scarpe" mi incuriosisce tantissimo, di cosa si tratta? Parli di audio e video che costituiranno materiale di feedback, e penso che diventeranno il ricordo di quanto fatto più che un momento per testare quanto acquisito. Personalmente, in un percorso così non prevederei proprio un test finale formale, di alcun tipo, proprio perché il percorso non ha natura scolastica e l'acquisizione verrà misurata in ogni momento, rivelandosi ben più articolata di un semplice fatto linguistico (per tornare al mio corso di cucina, un conto è stata la comprensione, a livello linguistico e visuale, di cosa sia una "quenelle" e di come si fa, diverso è stato poi realizzarne una). I piani si sovrappongono e diventano un percorso esperienziale che coinvolge i cinque sensi, diventa qualcosa di bellissimo e, per certi versi, difficile da testare. Spero di aver risposto, sappi comunque che anche io mi sto sperimentando, e sto imparando, in percorsi di questo tipo. Quindi davvero questo è un dialogo, per cui ti ringrazio molto. A presto, Nadia
  • Marco Porta 04/02/2019, 10:02
    Ti rispondo brevemente solo sulle "olive nelle scarpe": quando fai la raccolta manuale delle olive, che é come un "pettinare" i rami usando le mani e le dita come pettini per staccare i frutti e farli cadere sulle reti sottostanti, ti ritrovi poi le olive dappertutto, nelle tasche, nei vestiti, nelle scarpe, appunto... Ti rispondo più avanti sulle altre cose, ma intanto grazie per questo scambio. Uno dei problemi più grandi per chi lavora, come me, su iniziative autonome, é l'isolamento. A presto
  • Nadia Fiamenghi 04/02/2019, 21:02
    È affascinante questo racconto delle olive nelle scarpe... Verrebbe da scrivere una storia breve, da far completare, o riordinare, o da cui togliere i titoli dei paragrafi per farli inserire agli studenti, o da far raccontare dopo averne consegnato solo i disegni che ne rappresentano i momenti principali, da far mimare... Se ne possono fare molte cose belle, insomma, perché la storia è già bella di suo. Attendo i tuoi commenti sul resto, intanto buona prosecuzione della progettazione! Nadia
  • Monica Baudracco-Kastner 31/01/2019, 08:01 Rispondi
    Con piacevole sorpresa ho letto questo articolo sulla SG, che ho conosciuto durante la mia formazione nel metodo alternativo della PDL (psicodrammaturgia linguistica) e tramite Sandra Montali, che conosco. Sono assolutamente convinta della necessità di introdurre metodi alternativi nell´insegnamento delle lingue, anche a scuola, dove purtroppo vedo ancora l´uso quasi esclusivo delle liste di vocaboli da studiare a memoria e di libri di testo orientati esclusivamente alle strutture grammaticali e poco alla funzione comunicativa (che peraltro È la funzione di una lingua!). Spesso i ragazzi a scuola imparano frasi "da laboratorio" che illustrano, si, una struttura linguistica, ma il cui valore comunicativo è pari a zero (una delle prime frasi imparate a memoria da mio figlio in inglese è stata "worms are ok".... ). Grazie per aver condiviso questo articolo sulla SG, acquisterò il libro di Sandra Montali.
  • Nadia Fiamenghi 31/01/2019, 10:01
    Gentile Monica, grazie di cuore per il suo riscontro. Sono d'accordo con quanto scrive in merito all'importanza di trasformare l'insegnamento delle strutture linguistiche in qualcosa che abbia attinenza immediata e tangibile con la vita quotidiana, proprio perché se studiamo una lingua è, anzitutto, per usarla, per comunicare in quella lingua. A proposito di "worms are ok", io ricordo che, in una grammatica per scuole superiori (che, in generale, resta un'ottima grammatica di riferimento, questo va detto per amore di verità), ho trovato la frase "se premi il pulsante 2 ottieni uova strapazzate", da tradurre in inglese. Spinte dalla curiosità, io e la studentessa con cui stavo lavorando abbiamo verificato: non esiste al mondo alcuna macchina con cui ottenere uova strapazzate. Auguri di un'ottima giornata, Nadia

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