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Un dialogo con gli studenti: come superare il timore di parlare?

Un dialogo con gli studenti: come superare il timore di parlare?


...con spunti pratici anche per gli insegnanti e la classe di lingue...


Probabilmente è accaduto a tutti: ho bisogno di qualcosa, e devo solo aprire la bocca e chiederlo. Ma… non è la mia lingua, quella che devo parlare, perché sono in un altro paese. Oppure perché sono al corso di lingua straniera. Il respiro si blocca, il cervello si pone un sacco di dubbi, la bocca resta chiusa. E il mio bisogno non soddisfatto. A te, è successo? Continua la lettura…

Quando chiedo ai miei studenti perché non parlano, cioè cosa per loro rappresenta la più grande fatica, spesso rispondono che non riescono a dire le cose come vorrebbero: “So cosa devo dire, so anche come vorrei dirlo, ma poi… mi mancano le parole, non riesco a metterle insieme”. Mi mancano le parole, insomma, e se le ho non so come usarle. Ti riconosci, fin qui?




A questo si aggiunge, a completamento della situazione appena descritta, una condizione che in psicologia si chiama sindrome dell’impostore, che si traduce in un pensiero che somiglia a questo: “Chi sono io per parlare con quella persona? Sono solo uno sciocco straniero che non sa parlare bene la loro lingua! Perché dovrebbero volermi parlare? Finirò col fare una figuraccia!” [1] In alti termini, chi soffre di sindrome dell’impostore sperimenta ansia, il pensiero di non avere il talento che gli altri pensano abbia, e l’idea che il suo successo sia dovuto alla fortuna e che prima o poi qualcuno si accorgerà della sua mancanza di abilità.[2]


Questo modo di vedere le cose è molto più frequente di quanto si pensi, e non solo nello studio delle lingue.

La buona notizia è che la sindrome dell’impostore è una condizione esclusivamente mentale, si può superare. La notizia intera (per fortuna non cattiva), è che bisogna sviluppare le giuste strategie per farlo.

Uno studio del The Higher Education Journal of Learning and Teaching [3] pubblicato lo scorso mese di agosto si concentra proprio sulla sindrome dell’impostore negli studenti, e ci ricorda che la prima e più importante chiave per superarla è il coinvolgimento degli studenti. Insomma, è più facile che lo studente si senta all’altezza se invitato a parlare su temi per lui rilevanti. Prova a dare un’occhiata alle risorse che trovi cliccando su questa pagina, cerca un argomento di tuo interesse e approfondiscilo. Cosa hai scelto?

 Lo studio continua suggerendo agli insegnanti alcune strategie da usare a scuola (approfondirò volentieri anche questo tema, in un altro articolo), e poi un’altra indicazione per gli studenti: una volta che l’individuo ha chiari quali sono i suoi punti di forza, anziché focalizzarsi solo sulle sue debolezze, questo lo aiuterà a mostrare i suoi punti di forza. [4] Quali sono i tuoi punti di forza, quando parli un’altra lingua? Se fai fatica a riconoscerli, prova a pensare alle situazioni in cui, parlando, ti sei sentito a tuo agio: dove eri? Con chi? Di cosa stavate parlando? Perché stavi bene in quella conversazione?

Altre strategie poi possono essere messe in atto, come per esempio evitare il confronto con gli altri. Se confronto deve essere, che sia con te stesso.[5] Proviamo, ora: da quanto tempo studi la lingua straniera? Se da più di un mese, quali cose hai imparato a dire nell’ultimo mese? (pensa al vocabolario che hai arricchito, alle strutture che adesso sai usare, ma anche alla velocità e sicurezza con cui parli: sono aumentate?)

E poi, impara a sbagliare meglio. L’errore è fondamentale quando si impara una lingua. Quando sbagli, anziché pensare al fatto che il tuo errore è stato stupido, o peggio che la persona stupida sei tu, prova a chiederti cosa è andato storto e cosa vorrai fare diversamente la prossima volta, senza dimenticare di fare un passo indietro e osservare il fatto nella sua completezza, e non solo dal tuo specifico punto di vista. [6]

A questo proposito, ti racconto una breve vicenda che mi è capitata.

Sono stata studentessa anche io, e me lo ricorderò sempre, il mio primo viaggio all’estero senza i miei genitori: Irlanda, 1996. Avevo urgente bisogno di un paio di forbici. Ho cercato sul dizionario italiano-inglese: scissors. Benissimo. Vado dalla padrona di casa (ero ospite in una famiglia) “Do you have scissors?” chiedo in inglese molto lontano dalla perfezione ma quello potevo fare, all’epoca. Mi guarda, non capisce. Scissors! Niente. Scissors (e faccio il gesto, con l’indice e il medio, di tagliare qualcosa).

 

La signora continua a non capire. Io capisco che ho un problema, mentre la mia amica, accanto a me, ride di gusto. Alla fine, presa dalla disperazione, continuando a mimare il gesto di tagliare l’aria con le dita, esclamo “Cut!” (tagliare, in inglese). La signora sorride ed esclama: “Ah! Scissors!”, pronunciando correttamente una parola che io pronunciavo talmente male da renderla irriconoscibile, e quindi svelando il motivo dell’incomprensione. Ho avuto un paio di forbici, alla fine, e ho potuto aprire la busta di cibo gourmand che avevo acquistato al supermercato un’ora prima. Cosa non si fa per un po’ di cibo buono ;-)

Insomma, la sindrome dell’impostore si può superare, si può allenare il cervello ad andare oltre, per comunicare efficacemente e per avere la percezione di aver comunicato efficacemente. In un bellissimo intervento a TedxPenangRoad[7], la docente Marianna Pascal racconta che, in ultima analisi, il segreto per parlare sta non tanto nel focalizzarsi sulla forma, ma sull’obiettivo e sulla persona che ho di fronte. Insomma, se concentro la mia attenzione sul messaggio che devo passare e sul destinatario (i due elementi che insieme costituiscono l’obiettivo), piuttosto che su di me, sulla precisione formale e sulle percezioni che ho di me, allora parlare sarà più immediato, perché il mio cervello avrà chiaro l’aspetto più importante di tutti: cosa deve fare.

Nadia Fiamenghi

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