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Materiale Didattico

Iniziative per vivere le lingue vivendo un Paese


Cosa succede quando due insegnanti, per di più imprenditori nella loro professione, hanno l’avventura di iniziare una conversazione via mail?

Lo scambio diventa rapidamente un turbine di suggestioni, un confronto serrato sul loro lavoro, sui progetti in corso, un intreccio di considerazioni tra didattica e business, di riflessioni sul futuro dell’insegnamento, di dubbi e certezze, di esperienze buone e nodi problematici.

Il nostro carteggio, iniziato sul blog con uno scambio di idee e approfondimenti relativamente alla proposta di un’attività basata sul metodo della simulazione globale in ambito aziendale e proseguito poi via mail, riflette questi aspetti, in una modalità di svolgimento del dialogo libera e partecipata.

Ci siamo accorti di aver esplorato due questioni di fondo che hanno a che vedere con la realtà attuale di molti insegnanti, come noi autonomi professionisti, e con il futuro del nostro lavoro e del modo stesso di insegnare e apprendere.

La prima questione ha a che vedere con la progettazione didattica. La identificheremo con il titolo “Iniziative per vivere le lingue vivendo un Paese”. Lo scambio si concentra principalmente su una iniziativa linguistica di italiano L2 basata su un approccio di tipo esperienziale, fortemente contestualizzata in un territorio ed in una realtà economica e sociale precisa, quella delle Marche ed in particolare della zona denominata dei castelli di Jesi.  L’interesse sta nel progettare un percorso che, per l’approccio che riflette, possa essere trasferibile anche in altri contesti e attività linguistiche.

Il secondo, che verrà pubblicata tra 7 giorni,  riunisce varie considerazioni su una figura di cui si parla ancora poco, ma che sta diventando molto diffusa: l’insegnante - imprenditore. Abbiamo intitolato la parte che raccoglie queste suggestioni “Essere insegnante-imprenditore: quando la rete fa la differenza”

Siamo entrambi già insegnanti imprenditori, e le domande cui tentiamo di rispondere sono diverse: chi è e come nasce l’insegnante imprenditore? È pensabile unire impresa e insegnamento? Se sí – e il dato di realtà della nostra presenza sembra confermarcelo - come?

La suddivisione in due sezioni ha uno scopo puramente pratico, siamo infatti consapevoli di come, per noi, non esista tra loro separazione netta, ma ci sia un buon grado di continuità.  Infatti il primo tema oltreché un approccio didattico, rappresenta anche una risposta dell’insegnante divenuto imprenditore di se stesso e del suo lavoro, alla necessità di innovare gli schemi della propria offerta formativa e suscitare nuova domanda, anche di nuovi servizi didattici. Un esempio può essere appunto quello della creazione di progetti didattici esperienziali ad hoc, centrati su un determinato territorio o su un certo contesto produttivo se si vuole, in risposta ad una domanda sempre più in movimento tra conoscenza e competenza linguistica.

Ci si trova sulla soglia dell'essere insegnanti-imprenditori quando ci si rende conto di come ruoli, funzioni e attività si siano moltiplicate a dismisura nella vita professionale autonoma di ognuno e di come questo evento modifica la percezione di se stessi.

Abbiamo pensato di lasciare pressoché inalterati i contenuti della conversazione epistolare così come si è svolta in questi mesi tra noi due. Restano quindi inalterati sia il sapore informale, a tratti simile a un brainstorming, sia l’insieme di spunti e suggestioni che per noi sono stati fonte di stimolo, confronto e ispirazione.

Oltre allo scambio email, abbiamo avuto modo di sentirci telefonicamente, e lì abbiamo condiviso ulteriori osservazioni e idee. I temi sono tutti ancora aperti, e ci sentiamo di affermare che, di fatto, li affrontiamo giorno per giorno col nostro lavoro.

Proponete anche voi approcci alla lingua italiana di tipo esperienziale? In che contesti e con che tipo di attività? Se volete condividere la vostra esperienza, inviate una mail a vitadaula@loscher.it   

 


Nadia Fiamenghi e Marco Porta

 

 

 

 

PRIMA PARTE
Iniziative per vivere le lingue vivendo un Paese

Caro Marco,
in questi giorni ho riflettuto molto sul tema di cui ci stiamo occupando.[1]

Ho letto anche il materiale che mi hai inviato con maggiore attenzione.  Hai pensato a un'inversione del processo, da affiancare a qualche momento di simulazione che però avrebbe confini ben definiti? Provo a spiegare meglio.

Per inversione del processo intendo sperimentare prima ciò che verrà narrato poi. Penso alla faccenda delle olive nelle scarpe, come esempio. In questo caso il processo potrebbe essere raccogliere le olive, e poi osservare che sono finite ovunque, anche nelle calzature. Da lì far partire una digressione sul nome di questo fenomeno, su quanto sia tipico e così via (qualche racconto? Foto storiche? Vignette? Brevi video? Non so che materiale ci sia a disposizione).

Potrebbe poi seguire la simulazione di un dialogo (anche breve) in cui le persone raccontano proprio questa esperienza, magari al passato visto che sono A2. Si può lavorare in modalità di improvvisazione oppure lasciare del tempo per prepararsi.

La stessa cosa per i rastrelli: ne esistono di più tipi con funzioni diverse? (Chiedo perché non ho mai raccolto un'oliva in vita mia). In quel caso mostrarli senza dire a cosa servono e invitare gli studenti a fare ipotesi in piccoli gruppi (3 persone è ideale secondo me) su come si usano, perché sono fatti proprio così, in quel materiale lì e qualsiasi altra cosa. Poi invitare ciascun gruppo a usare il rastrello/i rastrelli come ha ipotizzato e verificare se l'ipotesi corrisponde all'utilizzo reale. A quel punto, di nuovo, far raccontare quanto si è scoperto in questa fase. Penso che si possa proporre questo tipo di attività anche nel caso il rastrello fosse solo uno.

Ecco, queste alcune suggestioni di questi giorni, credi possano aver senso? Se le trovi completamente fuori percorso o fuori obiettivo dimmelo pure, hai tu il polso della situazione.

Di sicuro, dato il limitato numero di ore a vostra disposizione, ragionerei su qualcosa di pratico, che implichi l'uso delle mani proprio. Sono molto curiosa poi di approfondire il tema dell'uso di piattaforme online e realtà virtuale. Mi interessa molto approfondire questo aspetto.

Grazie mille,
a presto!

Nadia

 



Cara Nadia, 
non ho voluto far passare altro tempo per darti una prima risposta. Qualcosa di interlocutorio, ti avverto, poi entrerò nel merito.

Le tue domande e le tue idee quindi diventano importanti perché mi tirano fuori da questi labirinti. Non mi lamento, vorrei essere solo più spedito: in fondo si tratta del lavoro di chi insegna e insieme pensa, progetta e realizza iniziative, autofinanziandole con il proprio lavoro. Che è anche quello che ci piace fare.

La modalità che proponi di “far sperimentare prima, per narrare poi” va nella direzione che voglio dare all’attività. Si tratta di una fase fatta di domande e risposte, di curiosità, di contatto fisico con gli oggetti, con le piante, con gli attrezzi, tutte cose che di per sé funzionano come generatori di piacere e di una condizione d’animo predisposta allo scambio. Perfetto.

In una corrispondenza precedente parlavi invece della opportunità (credo ormai superata dalla nuova proposta) di una fase introduttiva di un’ora circa per presentare in modo dinamico le chiavi lessicali. L’esigenza di una presentazione anche sommaria del lessico e del contesto generale, resta reale, ma non ne avrò il tempo a meno di toglierne ad altre attività, cosa che non vorrei fare visto che mi convince la modalità alternativa “sperimentare per narrare”.

Ho invece pensato che il lessico, accantonato nella fase preparatoria in presenza, potrebbe essere fornito in anteprima, con un video di presentazione prodotto dal tutor (un podcast) con una presentazione dell’iniziativa e rimandi a video scelti sulla coltura dell’olivo nella zona della Vallesina, sulla produzione dell’olio, sul paesaggio.

Il materiale sarà inviato ai partecipanti a cura del tutor in due momenti: Il primo, quello della promozione dell’attività in accordo con le strutture ricettive, il secondo nella fase di adesione all’iniziativa. In questo modo si darà al viaggiatore non solo l’informazione necessaria -  una sorta di pubblicizzazione -  ma anche gli elementi per valutare  globalmente le caratteristiche dell'esperienza.

I video brevi e i podcast inviati in anteprima, allungherebbero insperatamente la coperta troppo corta del tempo a disposizione, senza dover togliere nulla alle attività di campo.

Il materiale prodotto costituirebbe poi una dotazione utile per il feedback finale online.

Quanto alle piattaforme online, ti dico che non aderico a nessuna di quelle che da tempo proliferano in rete. Semplicemente uso un programma web di videoconferenza (zoom.us) che permette la condivisione dello schermo, fornisce una lavagna virtuale e può accogliere, mi sembra, fino a 50 partecipanti in contemporanea. In questo modo ho un'aula privata sempre disponibile in web  per le attività online a un costo modico.

Quanto alla realtà virtuale, saprai certamente che la si sta sperimentando molto nell'insegnamento delle lingue ed esistono già  piattaforme che forniscono corsi in questa modalità.

A presto, con qualcosa di più strutturato

Marco  

 

 

 



Caro Marco,

grazie per le tue risposte.

Anche per me questo scambio è arricchente. In un lavoro sempre in divenire come il nostro, aprire gli orizzonti e ampliare le prospettive è sempre una fortuna. Capisco ciò che dici, e allo stesso tempo ho trovato come sia difficile essere spediti quando sono tanti i soggetti coinvolti... ognuno ha i suoi tempi e le sue modalità, e anche la più brillante delle idee deve tener conto di questo.

Non avevo pensato lì per lì che la fase introduttiva e lo sperimentare per narrare si escludessero, quanto piuttosto che potessero integrarsi, magari ricalibrando i tempi. Ma è pur vero che presentare il lessico attraverso i realia forse la rende superflua, e probabilmente conviene usare il tempo per attività pratiche.

L’idea del video è bellissima. Lo proponi con sottotitoli? O solo immagini e qualche parola? Oppure registrando voi un testo adatto a un livello A2? Lavorerò anche io sui video, ma in forma diversa, per creare quello che viene chiamato engagement.

Il materiale inviato in fase di promozione sarà dunque materiale pubblicitario in forma di piccole pillole che invoglino gli utenti a iscriversi? Oppure sarà già una proposta articolata? Cioè, per capirci, si presenterà come uno spot o come un breve documentario?

Faccio fatica a immaginare il materiale inviato in fase di adesione all’iniziativa (limite mio probabilmente, porta pazienza).

Provo a spiegarti: fornisci un video promozionale prima, che se ho capito correttamente dovrebbe invogliare le persone a iscriversi, e un secondo video promozionale una volta iscritti. Che informazioni aggiunge il secondo video rispetto al primo? Se sono già iscritti, perché hai ritenuto necessario proporre una nuova pubblicizzazione?

Ottima l’idea della piattaforma, e dicevi che la useresti in fase successiva alla proposta sul campo, se ricordo bene, per proseguire il discorso iniziato in presenza. È corretto?

E perché non iniziare a usarlo anche prima, fornendo l'accesso a ciascun partecipante un paio di giorni prima dell'iniziativa, per fare un po' di brainstorming su cosa conoscono, cosa si aspettano, e iniziare a creare un clima di gruppo che poi favorirà le interazioni dal vivo?

Grazie mille, a presto!

Nadia

 

 


Cara Nadia,

ho riletto quella parte sull’invio in due tempi del materiale audio- video e non ha senso, non se ne vede proprio lo scopo. Resta in piedi invece l’uso del video, o podcast che con lessico accessibile e presentazione delle parole nuove, dà un’idea del progetto e delle sue fasi. Ma in una sola soluzione, non in due. (Qui può rientrare l’idea della produzione di un materiale che può essere riutilizzato per progetti analoghi o preso a modello per podcast con la stessa finalità, per progetti diversi).

Cosa intendi per engagement? Una sorta di fase motivazionale o di presentazione complessiva, per coinvolgere i partecipanti nel progetto? Trovo invece da sperimentare l’idea di fare della video conferenza una fase introduttiva di presentazione anche del gruppo, questo farebbe risparmiare altro tempo a favore delle attività sul campo e metterebbe subito in contatto i partecipanti. Un'anteprima.

Faccio ancora un passo avanti nel merito del progetto “l’italiano per fare”, avendo infine scoperto che tutto il tuo lavoro si incentra veramente su questa commistione di viaggio, esperienza e comunicazione in lingua. Viene ad essere superata la domanda iniziale se si tratti di iniziativa linguistica o turistica. Come riflettevi tu, si tratta di entrambe le cose, sempreché la prima non sia un portato della seconda, ma entrambe si sostengano da pari a pari.

Quando sembrano chiarite ormai le premesse del progetto “l’italiano per fare”, e si passa alle tappe, alle modalità di realizzazione, alle altre precisazioni che fin dall’inizio mi hai chiesto, ecco che torna fatale la necessità di tirare le fila di quanto detto finora ed aggiungere qualche riferimento metodologico, forse anche eterodosso.
 

 D’altra parte è passato tempo e corrispondenza, qualche idea si è precisata, altre si sono sfilacciate.


L’iniziativa – lo sappiamo – è disegnata su un percorso che è inizialmente solo turistico conoscitivo, organizzato da alcune strutture di accoglienza del comprensorio della Vallesina, nelle Marche per i loro ospiti stranieri: il ciclo della produzione dell’olio d’oliva, dalla raccolta dei frutti, al frantoio, alla tavola.

Decido di proporre proprio alle strutture di ricezione di trasformare questo percorso e gli altri possibili, in altrettante iniziative linguistiche, integrandone gli aspetti esperienziali e conoscitivi.

Per i tempi a disposizione, che come hai visto sono limitati, l’attività sarà centrata sulla applicazione di conoscenze e la pratica di abilità, già possedute dai partecipanti, in particolare le abilità di comprensione e comunicazione orali e le conoscenze linguistiche corrispondenti al livello A2.

I partecipanti si prevede siano da 4 a 8 per ogni sessione.

Nel corso dell’attività sarà compito del tutor far cogliere al gruppo le altre e nuove opportunità di apprendimento che di volta in volta potranno presentarsi.

Mi trovo a scantonare tra i pianeti che compongono il sistema delle attività a sfondo esperienziale, immersive, quelle che denominiamo Learning by doing e che diventano a seconda delle opportunità Project work, Simulazione Globale, compiti di realtà, ma anche Action Learning, che seppure più prettamente di ambito aziendale, mi ha offerto in queste circostanze più di qualche spunto di ispirazione.
Prendo altre ispirazioni dalla realtà virtuale applicata allo studio delle lingue, dal micro Learning, per integrare nel progetto le risorse della rete e l’io digitale costituito dai device più cari ad ognuno di noi.

Insomma l’italiano L2 diventa una esperienza da fare fuori dall’aula, nella vita reale, ma anche da continuare poi con ogni mezzo (multimediale). Il che non è facile: come mi pare anche tu abbia detto, c’è bisogno di un lavoro di preparazione intenso e dettagliato, ma come è stato possibile determinare dei protocolli di lavoro per la simulazione globale e per altre iniziative analoghe, perché non farlo anche per questo tipo di iniziative?

Direi che se esiste una peculiarità in questo tentativo va cercata proprio nelle premesse: infatti qui si parte dalla combinazione di interessi diversi, di natura imprenditoriale e linguistica; da percorsi strutturati per finalità turistiche che poi si trasformano e integrano altri obiettivi; i tempi sono brevissimi; la pratica di abilità già possedute è l’obiettivo principale, con ricadute che vorrei positive per il superamento delle barriere emotive che spesso impediscono la piena espressione di quelle abilità; se un aspetto generale vi si può trovare, potrei individuarlo in questo: studiare l’italiano in Italia ha un vantaggio principale, quello di poter vivere il paese, i suoi miti e la sua realtà, i rapporti interpersonali che vi nascono, uno stile di vita,  un territorio,  un contesto culturale che suscitano acceso interesse e sono forse le principali ragioni per le quali l’italiano è tanto studiato nel mondo. Perché restare in un’aula, dopotutto?

La sfida per me diventa quindi quella di trasformare una attività turistica che conserva uno sfondo culturale ed una sua fisionomia, delineata nelle forme che abbiamo visto, in un vero e proprio progetto linguistico, da realizzare fuori dall’aula,  sfruttando la mappa del territorio, nella vita reale, su un itinerario ben delineato, nel quale siano evidenti e chiari al gruppo dei partecipanti
1 - le regole dell’azione,
2 - gli obiettivi da raggiungere,
3- i problemi o le sfide da affrontare e risolvere,
4 - i compiti/attività da svolgere individualmente, in coppia ed in gruppo, applicando le soluzioni trovate,
5 – il ruolo del tutor e dell’esperto nel rendere disponibile ogni opportunità di apprendimento.

Occorrerà quindi predisporre  una sceneggiatura dell’attività, una sorta di portolano delle tappe del percorso e delle sfide da affrontare (trovo indispensabile discutere questa parte insieme ai partecipanti, durante presentazione dell’attività, modificando il canovaccio se è il caso per aderire a specifiche richieste o a bisogni determinati) definire regole di funzionamento del gruppo nell’identificare e affrontare i problemi le sfide che l’attività propone e trovare soluzioni applicabili (modalità di identificazione dei problemi o sfide da affrontare), compiti da realizzare.

I compiti disseminati sul percorso daranno la possibilità di raggiungere obiettivi e cogliere occasioni di apprendimento. Infatti il compito, da realizzare in coppia o individualmente, permette al partecipante di mettere alla prova le proprie abilità linguistiche, di comunicazione e  comprensione orale.

A presto Nadia e grazie sempre per questo scambio.

Marco
 

 

 

 

Vuoi raccontarci la tua esperienza in aula, arricchire queste considerazioni con le tue, oppure offrire nuovi spunti per la discussione? Scrivici a questo indirizzo vitadaula@loescher.it

 


[1] Le prime fasi del confronto si trovano tra i commenti all’articolo pubblicato alla pagina seguente //italianoperstranieri.loescher.it/la-simulazione-globale-nei-corsi-aziendali-un-percorso-.n7519

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