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Materiale Didattico

L'arte quotidiana


 

(foto www.scuolagrandesanrocco.org)


Una premessa: Venezia è una delle città che visito più spesso. Per ragioni sia personali che professionali, almeno una volta all’anno i miei piedi camminano nelle sue vie ricche di storia e bellezza.

Un’altra premessa: ho studiato, alla secondaria, all’istituto magistrale. All’epoca, in base alla sezione in cui ci si trovava, si studiava Storia dell’Arte oppure Musica. Nella mia sezione, era Musica. Ho avuto un ottimo professore, e ho imparato tanto, ma ahimè questa modalità mi ha sempre lasciata un po’ fuori da tutto ciò che è l’arte: a oggi, so dire se un quadro mi piace o no, so collocarlo storicamente, e poco altro, perché un po’ mi sono formata in seguito da autodidatta, ma riconosco che le mie competenze potrebbero essere molto maggiori.

Due anni fa ero appunto a Venezia, per una visita breve ma memorabile. È capitato per caso che poco tempo prima di quel viaggio un’amica mi avesse prestato un libro, La lunga attesa dell’angelo, che narra in forma romanzata gli ultimi giorni di vita del Tintoretto, uno dei più importanti pittori veneziani. È una narrazione molto concentrata sulle ragioni personali ed emotive di quei dipinti, una narrazione che intreccia la vicenda umana dell’artista col tentativo di comprenderla. Il risultato è molto interessante.

Ho dedicato la mia giornata da turista a Venezia alla visita dei luoghi del Tintoretto, rileggendo in ogni luogo alcuni brani del romanzo che spiegavano quello che avevo davanti ai miei occhi. L’arte non mi è mai sembrata così vicina. Il linguaggio della letteratura, a me decisamente più familiare, mi ha permesso di entrare in un mondo che fino a quel momento mi aveva senza dubbio affascinata, ma sembrava essere altro da me. Vedere la stessa cosa con un apparato testuale diverso a supporto ha permesso che il mio modo di pensare incontrasse il modo di pensare dell’artista.

Portare i contenuti alla portata di chi li vive è un aspetto chiave, in didattica. Se io, una volta entrata alla scuola grande di San Rocco, dove si trova il più famoso ciclo pittorico del Tintoretto, avessi trovato qualcuno che mi spiegava le dimensioni dei vari dipinti e la tecnica usata, probabilmente non ne avrei avuto nessun beneficio. Ma aver letto il libro mi aveva dato l’opportunità di concentrarmi su elementi come la presenza di molti personaggi in ogni quadro, l’espressività dei volti dei protagonisti e l’uso dei colori.

Durante quella visita, è successo che il linguaggio dell’arte e quello della letteratura sono diventati per me complementari, e attraverso il secondo, che mi è decisamente più familiare, sono riuscita ad acquisire maggiore dimestichezza col primo.

Quando si a che fare con studenti con profili molto specifici, si nota come spesso conoscano già il lessico relativo al loro ambito, ma non sappiano trasferire questa conoscenza nella lingua straniera per trasformarla in comunicazione, oppure fatichino a parlare di altro che non sia il loro specifico settore. Frequente il caso del lavoratore straniero in Italia, che conosce molto bene il nome degli strumenti che usa per lavorare, ma magari fatica a descriverli o a spiegare come si usano, oppure trova faticoso intrattenere una conversazione su un qualsiasi argomento quotidiano, perché appunto esula dal suo specifico bagaglio di conoscenze. Eppure ne ha bisogno, perché come quelle di lavoro, anche le occasioni di socializzazione sono frequenti per uno straniero che vive in Italia.

Integrare i linguaggi è una chiave interessante ed efficace. Utilizzare ciò che è già noto o comunque familiare per arricchirlo con elementi nuovi e necessari nella vita quotidiana.

Uno dei pubblici che manifestano questo tipo di necessità è quello dei religiosi. Gruppo che le statistiche ci dicono essere in crescita in Italia, e per cui il lessico specifico è di solito noto, mentre meno note sono le strutture in cui inserirlo e i contesti in cui utilizzarlo. Questo è ancor più vero per apprendenti con competenze inferiori o uguali a quelle del livello soglia (B1).

Una novità del panorama editoriale è Arte, religione e società (www.loescher.it/dettaglio/opera/o_b3826/arte-religione-societa), manuale dedicato proprio a questi utenti, per i livelli A2 e B1. La prima parte del volume presenta brani di Vangelo significativi, anteponendo un’analisi di opere artistiche che li rappresentano. Ed è proprio nel modo in cui è svolta l’analisi dei quadri proposti che si trova l’aspetto interessante. Nessun tecnicismo, nessuna domanda astratta, ma piuttosto un’analisi concreta, basata sui fatti, con domande relative per esempio all’uso dei colori o alla posizione dei personaggi nell’immagine. Ecco un esempio tratto dalla prima unità.

 


Da lì, dalla riflessione semplice ma efficace in L2, chi utilizza il libro può confrontarsi su quanto ha osservato e quindi descrivere ciò che ha visto, avendo comunque le attività svolte come guida. Un secondo dipinto sullo stesso argomento propone ulteriori spunti per l’osservazione e infine si chiede allo studente di confrontare le due opere.

A quel punto si apre la strada per la lettura del brano di Vangelo di Luca che racconta l’episodio dell’Annunciazione. I Vangeli, come tutti i testi sacri, sono testi complessi, dove i significati non sono immediatamente chiari a volte neppure per un lettore nativo. Introdurre il testo con immagini artistiche, e quindi senza ombra di dubbio belle, e fare già un lavoro linguistico prima, permette di dare un contesto visuale a quel testo, un contesto che anche a livello pittorico è vicino al linguaggio della parola scritta.

Dopo un lavoro in cui la grammatica viene presentata induttivamente, si trova un altro aspetto interessante: il box che riporta espressioni di uso quotidiano che trovano origine nella Bibbia.

 


Insomma, per aumentare il bagaglio linguistico di utenti già competenti nel loro campo (e, come si diceva in apertura, vale per tantissime tipologie di apprendenti), il valore aggiunto può essere proprio la ricchezza, quantitativa ma soprattutto qualitativa, dei linguaggi proposti: materiali pertinenti, di interesse diretto, che aggiungano informazioni lasciando spazio alla rilettura personale, senza dare cioè il senso di disorientamento tipico di quando le informazioni sono eccessive.

Prendere un contenuto linguistico che sembra appartenere a una sfera a sé e portarlo nel quotidiano, perché per quanto elevato, o apparentemente astratto, ogni linguaggio è proprio da lì che prende le mosse, dalla vita di ogni giorno. L’efficacia della proposta formativa, in questi casi, nasce proprio dall’evidenziarne le connessioni.

 


Nadia Fiamenghi

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